VILLA MANUZZI

LA STORIA

Villa Manuzzi si trova nella frazione di Mensa Matellica del comune di Ravenna, al confine con i comuni di Cesena-Forlì-Bertinoro. Si tratta di un podere di impianto ottocentesco di grande interesse architettonico e paesaggistico. Alla villa si arriva attraverso un viale alberato con frassini e rose al cui termine si trovano due colonne in muratura a “bugna”. L’impianto originario degli edifici si colloca agli inizi del 1800. La villa venne acquistata dal Demanio il 21 aprile 1869 da parte del sig. Ernesto Manuzzi.

Venne completamente ristrutturata intorno al 1880. Il nucleo centrale è costituito dalla Villa con la Casa nel Parco e dalla Limonaia-Cantina. La Villa di pianta rettangolare presenta un corpo centrale su due piani ed è dotata di una torretta posta sul fronte di ingresso principale che sottolinea la centralità dell’androne passante. I due corpi laterali, ad un piano, sono coperti a terrazza. I vani di rappresentanza hanno pareti e soffitti decorati. In particolare significativa è la presenza di vetri colorati di gusto neo-liberty nell’androne e nel vano scala. Ulteriori interventi sulle decorazioni vennero fatti negli anni ’50, dopo la guerra, quando la Villa, da residenza estiva della famiglia, divenne residenza permanente degli ultimi eredi.

La Limonaia presenta una pianta ad “U” è frutto della crescita nel tempo di una costruzione originaria di più ridotte dimensioni. Era utilizzata come limonaia, ripostiglio, ricovero attrezzi e “bigataia”, ovvero allevamento di bachi da seta, fino agli anni della guerra. Sotto di essa si trova la cantina, al piano leggermente seminterrato. Altro aspetto interessante del complesso di villa Manuzzi è il contesto in cui esso si trova. E’ ancora, infatti, ben visibile in questi luoghi la struttura centuriata dei campi risalente all’epoca romana. Qui il complesso di Villa Manuzzi costituisce l’esempio di una “Quadra” (370×370 mt). I campi (“jugerum” ) sono disposti secondo il preciso asse nord/sud (Ravenna/Cesena) impostato sulla direttrice del Dismano. La geometrica organizzazione ha una ragione agronomica fondata sulla miglior esposizione al sole e sul razionale drenaggio delle acque.

Villa Manuzzi è un esempio di come la centuriazione costituisca la struttura portante del territorio nel quale si trova, anche in condizioni economiche, sociali, temporali profondamente mutate. Questa continuità di filari, fossi, strade allineate ed ortogonali fra loro, in un ritmo cadenzato è la dimostrazione che ciò che funziona tende a permanere. Questo principio di funzionalità è valido in quanto la sistemazione agraria romana era strettamente connessa alle condizioni geo-morfologiche ed idrografiche e finisce per diventare una “seconda natura”. L’utilizzo del suolo documentato nelle mappe del 1835 registra la vasta presenza di “seminativo vitato” e “canapale vitato”, quindi appezzamenti di terra coltivata inframezzati ad intervalli regolari da filari di viti maritate. La coltivazione della canapa è testimoniata dalla presenza di due vasche in muratura, i “maceri”, sul retro del giardino della villa, utilizzati per la lavorazione della canapa. Negli ultimi 20 anni le coltivazioni sono state quelle a fruttetto-pescheto, seminativo omogeneo, vivaio a terra per alberi da frutto.

Rilevante è anche il “Giardino Romantico” di oltre un ettaro che si trova intorno al complesso di villa Manuzzi. E’ un giardino fatto di alberi secolari, lunghe siepi, specchi d’acqua, collinette e distese erbose. Un giardino che suggerisce non il dominio sulla natura ma un approccio diverso che considera la natura l’ambiente dove l’uomo vive, gioisce, instaura rapporti emotivi; un luogo di congiungimento tra arte e natura.

La specificità del complesso di Villa Manuzzi è la permanenza dei segni territoriali nella continuità storica dell’insediamento rurale della pianura romagnola. Il podere era di oltre 30 ettari, posto fra Cesena e Ravenna sul Dismano di Mensa Matellica, percorso cardine della centuriazione romana, impostata, in questa zona, con orientamento perfettamente Nord/Sud “secundum coelum”. Le mappe ottocentesche, che coprono tutto il territorio italiano, sono una grande fonte di dati. Nel disegno delle particelle, che individuano al 1830 le colture e le proprietà, è ben leggibile la permanenza dei segni del progetto agrimensorio, scandito nel ritmo delle misure aromatiche degli “jugerum”, “eredium” delle coltivazioni romane in cui è suddivisa la “centuria”. Chiari sono i confini delle grandi proprietà terriere dei Doria Panfini di Roma, dei Dal SAle Spreti e del Convento di San Francesco di Ravenna.

E’ il 21 aprile 1869 che si inserisce la storia della famiglia Manuzzi di Forlì che acquista questo podere, coltivato a “seminativo vitato, canapale, canapale vitato” a un’asta dal Demanio Nazionale dopo la soppressione e confisca napoleonica dei beni della Chiesa in questa area. La ristrutturazione del “Palazzo”, che conserva l’antico macero per la canapa,è tutt’uno con la realizzazione “del giardino romantico” e con l’apertura del nuovo viale di ingresso legato alla rettifica della strada del Dismano sulla riva sinistra del canale.

Il recupero riguarda un complesso architettonico dalla storia affascinante. Ci troviamo nel ravennate, a due passi dal confine con Cesena, Forlì e Bertinoro. Il complesso comprende una dimora padronale patrizia di fine ‘700, la casa del fattore, una limonaia e altri annessi agricoli, tutti risalenti alla fine del ‘800.

Gli ambienti si caratterizzano per volte e pareti affrescate. Le stanze ospitano gli uffici della ENGINEERING spa.